Dario Calderone

doublebass

Giorgio Netti, UR I rito per contrabbasso solo.

Netti UR

 

Stuttgard, Festival Eclat, saturday 6th of Feb 2016, Theaterhaus 16,30.

Next Saturday, 6th of February, in Stuttgart, during Festival Eclat, I will be honored to give the premiere of Ur, I rito per contrabbasso solo, by the italian composer Giorgio Netti. I sincerely believe that this piece will become in the future years a milestone in the literature for solo doublebass and I will now tell you why. This piece is the first of 2 parts: its duration is 35 minutes, which, added to the second part will complete a cicle of 60 minutes. It uses a very specific scordatura, I g, II c#, III a, IV f; indeed it can give quite an headhake but when you know that you’re going to play on it for at least 35 minutes, it worth while to accept the challenge. This tuning is strictly temperated: the reason is that the piece often plays with the microtonal tuning difference between the 5th harmonic in I, the 7th in II, the 9th in III and the 11th in IV. Who knows Netti’s previous monumental works for saxophone can already imagine the game of  “fake”  unisons extended to melodic profiling. The architecture of the piece is incredibly solid and requires, in order to be understood, an extremely accurate performance of all the details concerning bow positions and dynamics, which in some cases could appear overwhelming, especially in such a long piece. But nothing, absolutely nothing, is left to chance, every single musical gesture is thought and imagined with an extreme accuracy, and its asymmetrical logic come out as a crystal clean truth. The duration of the phrases and of the bowings are crucial to the construction of the piece, and create a mirror in a mirror effect, that modify the perception of time. There in no sequence of more than 2 notes that is repeated. The piece is a tauromachy, and the doublebass is both the Minotaur and Theseus, chasing each other in a mirror labyrinth: an hommage to the power of the low  and beastly (Tenney’s round the corner) sounds of the doubelbass and to the consequent agile overtones series, like remembering these ancient minoic drawings of figures dancing on bulls.

Thinking of my most late path, working on this piece is quite an unicum; lately I’ve been collaborating with a lot of composers in a very dialectic way, and I’ve also been concentrating on works which allowed me a certain freedom in the realization of determined concepts. I still feel this latter as my cup of tea, as it relates to an idea of artist I fell more connected with, but , I must say honestly, that when you meet such a well prepared composer, who thought everything in the minimum detail, you are happy to dive in! It’s about mainly becoming the alter ego of the composer, who studied every movement accurately (Netti is also a yoga master); it’s about getting into his body/cage, and trying to let yourself survive and come through. Someone may say that it’s the same whatever composed music you perform, even when the score is just 2 lines of instructions, being for sure right: the difference is definitely in the process. When collaborating with a composer in a dialectic way (less socratic as possible ;-)) there is a certain level of uncertainty which allows qualities such as intuition and exchange of cultural references. Oppositely, when the composer comes with the rigid result of his research, so well done like in the case of Ur, the performer can just practice and practice, observing the score as Truth, becoming truth himself through an extremely rational process. It has been quite an exercise for me, to make me different from myself. But here it comes the dialectic, once again, and the refund balance between me and the composer. I’m reborn new,changed, but still myself.
Here follow the notes, in Italian, of Giorgio Netti, about his piece. You can find a translation in German in the website of Eclat.
ur -welt, sprache, text- la lingua tedesca ci ricorda, si ricorda, di uno stare, un sostare, controcorrente. — dentro a molte delle attuali convenzioni (musicali) esiste un senso più ampio, un cardine direi, attorno al quale le differenti angolature si sono gradualmente sviluppate come raggi, sempre più lontano dalla loro origine comune, fino a escludersi a vicenda nelle rispettive conclusioni. E’ il passaggio fondamentale che permette ad ognuno di elaborare la propria identità, culturale e personale: un processo di selezione progressiva, che spesso esclude l’altro da sé fino a combatterlo. Siamo arrivati così all’infinita complessità del mondo attuale, al suo inarrestabile frazionamento, si, ma anche alla possibilità di uno sguardo/ascolto più consapevole su ciò di cui siamo fatti. Portandoci momentaneamente fuori dalla mischia, il prefisso ur sospende la forza centrifuga di ogni interpretazione, attivandone la potenzialità centripeta: è solo in apparenza un ritorno, si tratta piuttosto del caricamento indispensabile ad un nuovo salto interpretativo, che ci servirà a ricollegare fra loro conclusioni apparentemente inconciliabili, in un nuovo, per quanto provvisorio, ordine comune. — ur, 2 riti per contrabbasso (di cui oggi sentiremo il primo) è una riflessione su i due ruoli principali del contrabbasso nella storia della musica: l’intensa energia unificatrice del suo suono pedale, e il basso continuo, poi diventato walking (e talking) bass, come motore nascosto di tutte le danze. Ho esplorato questa doppia natura, continua e discreta, in parallelo alla sacralità del toro in molte culture, (figura per me particolarmente vicina al contrabbasso) e in particolare al mito del Minotauro. Si sono intrecciate fra loro tre linee di sviluppo: . il suono teso, come potente pulsione alla vita . l’articolazione (il nodo, la piega), quale inesauribile principio generativo . il labirinto (sua progettazione e attraversamento), come arrischiante metafora del comporre Ne è nata una doppia visione, speculare ma asimmetrica: l’una attiva l’altra, trasformando al contempo se stessa. Dalla visione, poi, i 2 riti, l’esatta formulazione dei gesti che permetterà all’uno e all’altra di uscirne (quasi) incolumi, per 2 strade differenti. u – il I rito (35’) è in tre parti: I.1 (17’36) esplora le relazioni fra il grave e l’acuto, partendo dalla II corda vuota (C#) e il suo settimo parziale per poi coinvolgere progressivamente III I e IV (A G e F); ne affiora un labirinto d’echi e compresenze, tessuto dal ciclico ritorno degli armonici sull’intera estensione delle 4 corde. Al suo interno, suono grave e acuto s’inseguono prevalendo a fasi alterne; il piano d’appoggio stesso a fasi alterne s’inclina, oscillando fra la metrica distesa e la pulsazione incalzante, fino a generare un intenso stato energetico. I.2 (10’53), cavalcando la pulsazione si lancia in una spericolata danza per la sopravvivenza, fra una coscienza (strumentale) sempre più articolata e il suo corpo potente; ci si accorgerà che entrambe son fatte da gradazioni differenti della stessa materia: nessuna della due quindi soccombe, ma niente sarà più come prima. I.3 (6’44) è una cesura e un residuo, né dentro né fuori al labirinto dissolto: la lacunosa sintesi dei fatti accaduti, proiettata su un altrove; è l’unico appoggio di un ponte interrotto. — r – l’altra sponda, alla quale il ponte puntava; siamo già lì. Il II rito è in due parti: II.1 (8’19), abbandona ! l’arco, II.2 (13’27) lo ritrova radicalmente trasformato; ma di questo dirò più precisamente al suo concerto. — L’insieme dei 2 riti vorrebbe ricordare e custodire l’origine sacra del desiderio («Kama, il primo seme della coscienza» Renou traduceva dal Ṛgveda 10, 129, 4), circoscrivendo un luogo e due percorsi al suo interno. Una doppia dedica ne ha dettato le coordinate: a Stefano Scodanibbio, l’esploratore poeta di questo strumento, e Gerard Grisey, che dal vuoto della sua IV corda ha saputo generare l’intero espace acoustique.
Giorgio Netti
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One comment on “Giorgio Netti, UR I rito per contrabbasso solo.

  1. dariocalderone
    23 February 2016

    This is anice critic: here’s the link http://www.gea.de/nachrichten/kultur/gitarristen+in+der+klangwolke+beim+eclat+festival.4647098.htm
    and here it’s where talks about me…
    Im ersten Konzert hob Dario Calderone in »ur I rito« von Giorgio Netti verborgene Schätze des Kontrabasses aus der Tiefe ans Licht. Dem oft als Brummbass belächelten Instrument öffnete der Bassist einen umfangreichen Klangraum, meist zweistimmig, vielfach in Obertönen über Geigenhöhe, halsbrecherisch auf höchstem Seil der vier Saiten balancierend. Das Publikum, darunter einige Kollegen, staunte gebannt, bisweilen hingerissen über diesen Leckerbissen.

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This entry was posted on 31 January 2016 by .

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